Lunedì, 20 Maggio 2024
Diocesi di Tortona
Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Guido Marini
Vescovo

Cenni storici

Cenni storici della Parrocchia San Paolo Apostolo in Zavattarello[1]

Zavattarello era pieve. Circa il tempo della sua erezione nelle risposte ai quesiti per la visita pastorale del 1820 l'allora arciprete asseriva che fu eretta nel secolo X. Nel 1324 possedeva un legato lasciato da certo Girardino Bozzola come si legge in quell'archivio parrocchiale.

Come pieve era servita, oltreché dall'arciprete, anche da tre canonici. In una pergamena del 1334, 22 aprile, si legge che il discreto sacerdote Oberto arciprete di Zavattarello e fra Giuseppe Arospa canonico di Zavattarello anche a nome di Don Calvo de' Calvi esso pure canonico di quella chiesa accensivano ad Oberto Barbieri un pezzo di terra.

Possediamo ancora un atto con cui nel 1546 l'abate di Bobbio nominava l'arciprete. I due successivi arcipreti furono nominati dalla Santa Sede; il terzo fu nominato dal Vescovo, il quale seguitò a nominare gli altri.

La visita del vescovo vicario di Bobbio Francesco Megaria si svolge nel 1597.

Nel 1597 la pieve aveva giurisdizione sulle chiese di S. Maria; di Rossone battesimale; di Sant'Antonino di Perducco nella quale non si celebrava ma si avrebbe potuto celebrare restaurandola alquanto; sugli oratori di Costa Calzara rovinati; di S. Bernardo alle cascine e di S. Michele di Castignole, rovinato, come risulta dalla visita pastorale di quell'anno.

Nel sinodo del 1633 furono aboliti i diritti delle pievi mediante l'erezione dei vicariati foranei. Zavattarello fu dichiarato vicariato che comprendeva le parrocchie di Valdinizza e S. Albano.

Nel sinodo del 1729 si istituivano in una nuova ripartizione dei vicariati, ed a quello di Zavattarello venivano sottomesse le chiese di Romagnese, di Trebecco e di Lazzaretto.

Distaccata dalla diocesi di Bobbio, nel 1817, e passata a quella di Tortona, la pieve di Zavattarello cessò di essere vicaria, e fu sottoposta alla vicaria di Varzi come si vede nel sinodo di Mons. Negri.

Dagli stati d'anime di quell'archivio risultano le seguenti cifre: 1603, anime 1261, di cui 2 sole superiori ai 70 anni, poche quelle superiori ai 60; famiglie 374, contando per famiglie anche le molte composte di una sola persona. Nel 1746 le anime erano 1624.

La chiesa venne ampliata più volte; la prima fu nel 1500 con un lavoro che durò 26 anni. In quell'anno al 19 aprile fu consacrata. Nel 1596 il Vescovo ordinava di far la sacrestia ed il vestibolo davanti alla chiesa. La facciata fu compiuta nel 1900 per impulso dell'arciprete Don Mirani ed all'arciprete Don Franzosi emulatori dei loro antecessori si devono altri abbellimenti. Opera di Don Franzosi è pure la canonica.

Come per la diocesi di Tortona, così nella chiesa di Zavattarello, l'Eucarestia non si conservava nel tabernacolo sull'altare, ma in una nicchia del muro in cornu evangeli. L'Eucarestia si conservava pure nell'oratorio di S. Rocco per comodità della popolazione prima che vi andassero i frati. Nel 1810 non vi erano banchi per la popolazione.

Nel 1526 l'altare maggiore era dedicato alla Natività della B. V., ed i laterali erano dedicati a S. Antonio, S. Bernardino, S. Tommaso, S. Sebastiano, Santa Barbata.

Le reliquie dei santi Vittore, Vittoria, Prospero e Candida estratti dalle catacombe di San Ciriaco furono donati dal conte Pietro Dal Verme negli anni 1675-76. La confraternita del Carmine fu eretta nel 1650: quella del Rosario nel 1703 e nello stesso anno fu eretta quella del Pio Suffragio come si legge nell'archivio di quella parrocchia.

Nel 1615 il visitatore ordinava di cintare il cimitero con un muricciolo. Molti cadaveri si seppellivano in chiesa. Non potendosi più far ciò sia per angustia di luogo che per igiene, sulla fine del 1700, per opera della confraternita del Pio Suffragio, si iniziò un nuovo cimitero.

 

 

 

Nel 1602 la popolazione desiderava una congregazione religiosa che le portasse maggiore comodità pel disimpegno dei suoi doveri religiosi (la parrocchia era fuori del paese) e coadiuvasse il parroco nel ministero parrocchiale. Ed il 17 agosto 1604 fra i signori conti Filippo Marc'Antonio ed Ercole Dal Verme, i consoli della comunità ed alcuni particolari da una parte, ed il delegato dei frati agostiniani eremitani di Milano dall'altra, si stipulava una convenzione in forza della quale i detti frati si obbligavano a celebrare ogni giorno la messa nell'oratorio di S. Rocco ed a coadiuvare il parroco, e gli altri contraenti si obbligavano a provvedere il mobilio per quattro frati sacerdoti ed a somministrare ai medesimi ogni anno 12 sacchi di frumento, 18 ducatoni ed una brenta di vino, e di più consegnavano loro il piccolo giardino annesso all'oratorio, una vigna ed alcune piante di castagne.

Vi stettero novanta anni fin che essendo diventati pochi caddero sotto la bolla di soppressione di Papa Alessandro VII nel 1694. La comunità ne fu addolorata, e perciò fece istanza per riaverli (promettendo il sussidio di trecento scudi) « perché, diceva l'istanza, se un povero suddito cade in disgrazia degli illustrissimi padroni o della giustizia, non c'è alcuno che dica una parola e procuri di sollevare la famiglia del medesimo ».

Dal 1649 data lo strumento notarile con cui la comunità acquistò una casa per l’arciprete.

Nel 1696 L’arciprete Matteo Bozzola dispose per testamento che le numerose sue proprietà immobiliari site in Moline e in Ruino - qualora l'erede istituito di Matteo Bozzola o i suoi discendenti e sostituti morissero senza discendenza legittima - passassero in proprietà di un ordine religioso conventuale, designato dallo stesso erede con il consenso dei feudatari conti Dal Verme, a condizione che impartisse all'insegnamento ai fanciulli del comune. l'ipotesi prevista si verificò ben presto è l'eredità fu attribuita ai padri barnabiti di Voghera, sicché Zavattarello ebbe un benefattore che la dotò di una scuola pubblica.

I religiosi assolvessero questo compito fino a quando in nome della libertà furono soppressi dalle leggi rivoluzionarie, cioè nel 1798. Il Pollini scrive che Zavattarello è patria del beato Antonio Trinchieri, minore osservante, la cui salma riposa nel duomo di Milano attorno al coro. Assunte informazioni ci fu risposto che in duomo non si trova tal beato.

Altre notizie si trovano con lieve differenza nel Poggioli ed in una storia manoscritta nell'archivio della curia di Tortona ed in quello parrocchiale.

 

 Nel 1810 nei fini della parrocchia esistevano i seguenti oratori:

 

Oratorio San Rocco in Zavattarello.

 

San Martino di Riscione o di Rossone detta talvolta Arsone.

Questo luogo è nominato nel diploma di Ottone I nel 969 a favore dell'Abbazia di S. Pietro in Gel d'Oro: « villam unam Rusconum cum ecclesia inibi fundata a via publica usque ad fossatum ».

La chiesa era volta ad oriente come tutte le antiche: era fuori dell'abitato: aveva proprio battistero ove si battezzavano i nati nelle ville Rossone, Crosiglia, Tovazza e Cassine e più tardi anche Perducco. Nella visita del 1615 si ordinava di accomodare il battistero. Aveva proprio cimitero. Tutto ciò dimostra che era parrocchia. La chiesa rovinata fu edificata in altro luogo.

Tovazza detta anche « curtis Tubatia » da Carlo Magno con diploma 5 giugno 774 fu donata al monastero di Bobbio con Montelungo e Mormorola. La chiesa era dedicata a S. Michele e volta a levante.

Come corte aveva giurisdizione (civile) su Rossone, Prato Silvano ed il domusculta di S. Severo. Questo detto pure S. Silverio, Silvestro, Savario era un ospedale, come si legge in un documento del 17 aprile 1400 (Curia di Tortona, Cartella Zavattarello ). Nel 1730 era un Oratorio con beneficio proprio che fu poi incorporato nella prebenda.

Chiesa di Perducco o Preduco. Nella relazione del 1810 è detta S. Stefano mentre negli altri documenti è detta S. Antonino. Alla fine del secolo X era pieve, e ne era arciprete Ildeprandus. Tale era ancora alla fine del secolo XIV come si legge nell'elenco del clero bobbiese di quell'epoca riportato dal Registrum Episcopalis Palatii Bobiensis esistente nell'archivio vescovile di quella città. In esso si legge al 9 Agosto 1365: « Imbreviatura de instrumento confessionis factae per dagninum filium cesardi ferrarii zavattarello archipresbyterum plebis sancti antonini de preducho de sex caponibus quod reddit omni anno nomine census canonicae bobiensi ».

La pieve fu incorporata in quella di Zavattarello.

Per la sua origine si veda Sant'Antonino.

Nel 1189 Perduco era stato preso ed incendiato dai Piacentini.

S. Martino al Molino, anch'essa rivolta ad oriente.

S. Domenico di Crosiglia eretto nel 1725.

S. Maria di Castignola già esistente nel 1661.

Maria Assunta al Tassone e Madonna della Neve già esistenti nel 1808.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1] [1] Testi estratti dai libri:

Mons. Goggi Clelio, Storia dei Comuni e delle Parrocchie della diocesi di Tortona, Tipolitografia “San Lorenzo”, Tortona, 2000.

Baldazzi Enrico, Facchino Carlo Alberto, Trazi Antonio, Zavattarello, pagine di storia e di vita, Associazione Amici di Zavattarello - Pro Loco, Pavia, 1972.

 


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