Martedì, 27 Febbraio 2024
Diocesi di Tortona
Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Guido Marini
Vescovo

Venerdì 14 settembre il Vescovo ha aperto l'Anno Pastorale - La fede tema centrale nella vita del cristiano

TORTONA - Come è tradizione consolidata intorno alla metà del mese di settembre la nostra diocesi ricomincia ufficialmente il cammino pastorale.
Venerdì alle ore 21 in Cattedrale si è tenuta, infatti, la tradizionale preghiera in occasione della presentazione del Programma Pastorale 2012 – 2013.
Sacerdoti, religiosi e religiose e tanti fedeli laici non hanno voluto mancare all’appuntamento di forte spiritualità, di riflessione, segno eloquente della Comunione fra il Vescovo e la sua Diocesi. Mons. Martino Canessa, infatti, ha presieduto la celebrazione ed è intervenuto per illustrare i punti salienti del cammino proposto alla comunità diocesana per l’anno che ci attende.
La felice coincidenza liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce (14 settembre) ha suggerito di impostare la celebrazione sul segno della croce e nella meditazione del Cristo crocifisso, dal cui costato trafitto nacque la Chiesa. Attraverso i simboli della veste bianca, della luce del Crisma, siamo ritornati spiritualmente al giorno del Battesimo in cui per la prima volta siamo stati immersi nella morte di Cristo per risorgere con Lui a vita nuova; mentre il lettore ha proclamato l’Inno ai Filippesi di San Paolo, la Croce, portata dal Diacono faceva il suo ingresso solenne tra l’incenso e i ceri.
Dall’organo il Maestro don Luigi Bernini faceva risuonare note di canto e di preghiera.
All’altare il Vescovo, sorreggendola, la presentava al popolo che rispondeva con l’antica invocazione liturgica “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi” e quindi la poneva al centro dell’altare, realizzando così, attraverso i segni della liturgia, la parola del Vangelo: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”.
Dopo alcuni istanti di adorazione, aiutati da alcuni passaggi della Lettera Apostolica Donum Fidei di Benedetto XVI, Mons. Canessa dalla Cattedra teneva la sua omelia.
Con cuore di padre esortava e incoraggiava tutti davanti alla croce di Cristo a lasciarsi accompagnare dall’esempio di Gesù, a fissare gli occhi su Lui per essere capaci di annunciarlo al mondo, animati da profonda umiltà e da spirito di autentico e gratuito servizio.
Tra le priorità pastorali un posto importate è occupato dall’attenzione all’anno della fede come occasione propizia per riscoprire e fortificare la propria fede: “Il tema della fede è centrale nella vita della Chiesa e nella vita di ogni battezzato e che la fede deve essere educata e custodita come dono prezioso capace di dare senso alla nostra esistenza […].
Se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione e una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le forme di riforma rimangono inefficaci”. Mons. Canessa illustrava quindi il dono della fede nella nostra vita: “L’amore dei nostri genitori ci ha aperto la porta della vita.
Pensando e volendo per noi sempre il meglio, appena entrati nella vita ci hanno fatto attraversare, per mezzo del battesimo, la porta della fede, offrendoci l’accesso al popolo di Dio, che è la Chiesa e la possibilità di instaurare un dialogo di amicizia con il Signore.
Abbiamo trascorso la fanciullezza e prima giovinezza in sintonia con il Battesimo, pur avvertendo lentamente che non è facile credere.
Da adulti, guardandoci attorno, abbiamo visto che c’è chi crede, c’è chi dubita, c’è chi è in ricerca e chi rifiuta.
I percorsi della vita, il mistero del male, della sofferenza e della morte hanno portato probabilmente anche noi a mettere in discussione le base del nostro credere.
Come rialzarci dal torpore, dal dubbio e riprendere a dare la nostra adesione a Cristo?”.
Proseguiva poi indicando la direzione da seguire per concretizzare la fede.
Per primo individuando il servizio definito strada per crescere nella fede: “Chi decide di seguire Cristo, sa che deve impegnarsi per una forma di vita che prevede il servizio, il perdono, l’attenzione ai più deboli”.
Poi il retto uso dei beni materiali come altra strada per rendere concreta la fede. Seguiva un silenzio carico di attese e di speranza finché, a nome di tutti, il Vescovo recitava la solenne preghiera del mandato per “far risplendere la luce del Signore sulla nostra Chiesa locale e portare a compimento l’opera che ha iniziato”.
Seguiva un significativo momento: il mandato ai catechisti della diocesi.
Il direttore dell’Ufficio Catechistico, don Fabrizio Pessina, illustrava il significato del rito: “L’azione pastorale della Chiesa ha bisogno della cooperazione di molti. Tale cooperazione viene offerta da quanti si dedicano al servizio della catechesi, sia nella prima iniziazione sia nella successiva istruzione e formazione, condividendo con gli altri ciò che essi stessi, illuminati dalla parola di Dio e dal magistero della Chiesa, hanno imparato a vivere e a celebrare”.
Il celebrante raccoglieva la disponibilità dei catechisti e la Professione della fede, inviandoli ad annunciare e testimoniare il Vangelo.
Al termine della preghiera il Vescovo consegnava copia della lettera pastorale e salutava affettuosamente i presenti.
Claudio Baldi

Data: 19/09/2012



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