Venerdì, 01 Marzo 2024
Diocesi di Tortona
Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Guido Marini
Vescovo

I DOMENICA DI QUARESIMA

I DOMENICA DI QUARESIMA

LE LETTURE

PRIMA LETTURA (Gen 2,7-9; 3,1-7)
La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gènesi

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 50)
Rit: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.

SECONDA LETTURA (Rm 5,12-19)
Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

VANGELO (Mt 4,1-11)
Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

LA BEATA

Beata Maria Ludovica De Angelis

1/maria ludovica.jpgQuesta settimana conosciamo la vita di Maria Ludovica De Angelis, religiosa della congregazione delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, beatificata il 3 ottobre 2004 da papa Giovanni Paolo II e ricordata il 25 febbraio.
Nacque il 24 ottobre 1880, prima di otto figli, a San Gregorio, piccolo paese dell’Abruzzo, vicino a L’Aquila, e fu battezzata con il nome di Antonina.
Come figlia maggiore, aiutò la madre con i fratelli e non riuscì a frequentare con assiduità la scuola ma imparò a leggere e scrivere. Si dedicò anche ai lavori nei campi e quando cominciò ad avere pretendenti al matrimonio li rifiutò tutti perché forte avvertiva il desiderio di farsi religiosa.

Il suo parroco la mise in contatto con l’Istituto delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, fondato nel 1837 a Savona da Suor Maria Giuseppa Rossello, morta circa due mesi dopo la nascita della giovane.
Nel 1903, il sacerdote aveva accompagnato a Savona sua sorella e un’altra ragazza di San Gregorio.
Il 14 novembre 1904, Antonina entrò come postulante. Il 3 maggio 1905 cominciò il Noviziato, vestendo l’abito religioso e prendendo il nome di Maria Ludovica.
Un anno dopo emise i voti perpetui, anche se i suoi genitori non condivisero la scelta.
Il 14 novembre 1907 partì missionaria in Argentina, insieme a quattro consorelle. Raggiunse Buenos Aires e dopo Natale si trasferì a La Plata, nel piccolo Ospedale dei Bambini, dove fu assegnata alla cucina e alla dispensa.
Per la sua precisione fu proposta come amministratrice, carica che mantenne fino alla fine della vita. Ogni giorno si occupava del controllo delle merci, di disporre il cibo per i bambini malati, di supervisionare le pulizie ed era attenta a evitare sprechi. S’impegnava anche nell’incoraggiare il personale dell’Ospedale a svolgere i loro compiti con responsabilità.

Nel 1909 la direzione chiese che lei assumesse l’incarico di Superiora della comunità dell’ospedale, proprio per le sue doti non comuni di prudenza e direzione.
Subito dopo lottò per ampliare l’Ospedale, dotandolo di attrezzature moderne e di personale qualificato.
Si occupò di bambini orfani e abbandonati, allevandoli ed educandoli, trasformando la struttura in un focolare e in una scuola.
Affrontò in silenzio, con il perdono e la preghiera, incomprensioni e calunnie e nel 1935 subì l’asportazione di un rene.
All’inizio del 1962 scoprì un tumore all’addome che accettò come volontà di Dio.

Il 25 febbraio 1962 morì a La Plata, nel suo ospedale, che le fu intitolato I resti mortali sono in una cappella della cattedrale di N. S. dei Dolori a La Plata, mentre una sua reliquia è a Savona, nella cappella della Casa delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia.

Daniela Catalano

Data: 25/02/2023



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