Mercoledì, 17 Aprile 2024
Diocesi di Tortona
Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Guido Marini
Vescovo

II DOMENICA DI QUARESIMA

II DOMENICA DI QUARESIMA

LE LETTURE

PRIMA LETTURA (Gen 15,5-12.17-18)
Dio stipula l’alleanza con Abram fedele.

Dal libro della Gènesi

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo».
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono.
Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza
io do questa terra,
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 26)
Rit: Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

SECONDA LETTURA (Fil 3,17- 4,1)
Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

VANGELO (Lc 9,28-36)
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

LA SANTA

Santa Luisa de Marillac

1/Santa Luisa de Marillac.jpgMoglie e madre sottoposta a molte prove, vedova contemplativa e attiva, insegnante e infermiera, assistente sociale e organizzatrice della Carità, tutto questo fu santa Luisa de Marillac, che la Chiesa ricorda il 15 marzo.

Nacque a Ferrieres-en-Brie, località vicino a Meux, in Francia il 12 agosto 1591, figlia naturale di Luigi de Marillac, signore di Ferrières, che morì quando lei aveva quattordici anni. A soli tre anni fu allontanata dalla dimora della famiglia e inviata in un educandato di alto livello, presso le Suore Domenicane di Poissy a Parigi dove, per dieci anni, ricevette un’ottima formazione umana, spirituale, intellettuale.

Lasciato l’educandato, entrò in un pensionato molto più modesto, dove imparò importanti lezioni di vita. Nel 1613, dopo una profonda crisi spirituale causata da una rinuncia forzata alla vita claustrale, sposò Antonio Le Gras, impiegato alla corte di Francia, da cui ebbe un figlio. Nel 1625 Luisa rimase vedova e da quel momento iniziò per lei un periodo molto buio di crisi esistenziale. A illuminarlo fu la carità, che lei intravide nella Pentecoste del 1623, e che chiamò la “luce”.

L’incontro con Vincenzo de Paul (de’ Paoli), sul finire del 1624, diede una svolta nella sua vita. Con lui fondò la Congregazione delle Figlie della Carità che, come voleva san Vincenzo, avevano «per dimora le case degli ammalati, per cella una camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale, per chiostro le vie della città, per clausura l’obbedienza, per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia».
San Vincenzo era l’uomo pratico che aveva incontrato Dio e aveva tracciato una strada; Luisa era la donna colta e raffinata che si affiancò a lui nel cammino e ne completò l’opera. Lei interiorizzò e visse intensamente il significato del duplice comandamento evangelico della carità e lo propose ad altre signore della nobiltà parigina, che condivisero con le sue esigenze spirituali e pratiche.

Luisa diventò maestra, guida, formatrice di tante intraprendenti volontarie della carità.

Pronunciò con le sue “dame” i voti di povertà, castità, obbedienza e servizio dei poveri. Aprì delle case per accogliere i bimbi abbandonati e delle scuole gratuite per le bambine povere. Morì a Parigi il 15 marzo 1660. Fu canonizzata da Pio XI l’11 marzo 1934 e nel 1960 proclamata “Patrona delle opere sociali”. Le sue spoglie riposano nella cappella della Casa Madre delle “Figlie della Carità” a Parigi.

Daniela Catalano

Data: 12/03/2022



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