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Notizie - A Murayi in Africa da 50 anni «il bene si tocca con mano»

Il viaggio del novese Stefano Gabriele in Burundi nella missione “adottata” dalla Diocesi

NOVI LIGURE - Domenica 29 agosto, a Murayi, in Burundi è stato festeggiato il 50° di fondazione della parrocchia, fortemente voluta da Mons. Andrea Makarakiza, che nel 1971 chiese ufficialmente a Mons. Giovanni Canestri, allora vescovo di Tortona, di adottare una nuova comunità della sua Diocesi.
Nel maggio del 1972 don Alfredo Ferrari accettò di partire per diventare parroco della parrocchia di Murayi. In seguito lo raggiunsero don Gianni Menig e don Livio Vercesi.
Nel 1974 alla presenza di don Alfredo e don Livio iniziarono i lavori della chiesa, che fu inaugurata nel 1979 da Mons. Luigi Bongianino. Nel 2010 è stato Mons. Martino Canessa a benedire il “Centro Giovanile” donato dall’associazione novese “Ascolta l’Africa”, e nel 2011 sono iniziati i lavori per la costruzione della canonica, annessa alla chiesa di Murayi.

«La parrocchia ora è servita dal clero indigeno e dalle suore dorotee, originarie della zona – ha spiegato don Livio – perché la Chiesa è ben radicata in Burundi e la Missione “ad gentes”, come si chiamava una volta, in questa realtà è finita!». Davanti a oltre 5.000 fedeli, dopo la celebrazione della Messa, il parroco di Murayi, don Apolinaire Ntakarutimana, ha consegnato a Stefano Gabriele, che rappresentava tutta l’associazione “Ascolta l’Africa”, una targa per i due parroci diocesani, don Alfredo e don Livio, che si sono adoperati per il bene e la dignità di queste terre lontane e sono ricordati da tutti con grande affetto e gratitudine.
Nella stessa parrocchiale di Murayi è stata collocata una targa a ricordo, con i nominativi di tutti i parroci che si sono avvicendati nel corso degli anni. Stefano, che quest’estate è andato “in solitaria” per “Ascolta l’Africa” nella missione, era partito all’inizio di agosto, un po’ timoroso ma molto orgoglioso degli incoraggiamenti “materiali” e “morali” ricevuti dai novesi e non solo. Arrivato in Africa, si è subito messo al lavoro, con l’aiuto delle suore del posto (9 dorotee e 17 novizie), che si occupano in particolare del “Centro giovani”, dove 550 ragazzi si alternano ai “campi di lavoro” e di “formazione”, frequentando le scuole elementari e superiori e pagando le tasse scolastiche.

Inoltre, con l’aiuto delle suore, ha assunto 120 “uomini di fatica” – molto spesso “donne di fatica” – che, grazie alla presenza di quattro responsabili di quartiere, portano avanti i lavori progettati da due noti ingegneri che sono Tino Dellacasa e Roberto Arecco.

«I due nostri amici ed esperti han-no elaborato in questi anni degli studi per la rete idrica e i lavatoi – ha spiegato Stefano – per portare acqua da bere. Sono in fase di realizzazione tre nuovi “lavatoi” e due nuove “fontanelle”; altre due, invece, sono da ristrutturare».

In particolare Stefano ha seguito le opere per aumentare la portata d’acqua verso i quartieri, perché, per vari motivi, in alcune aree o insediamenti, ne può andare persa anche l’80%». Tante sono le problematiche affrontate durante la permanenza: il dispensario, dove un medico fornisce il minimo di assistenza sanitaria necessaria, la scuola, i campi di lavoro, il materiale di consumo, la fornitura di 2.500 pasti e molto altro. Questi servizi richiedono dei pagamenti e, siccome i contributi statali non bastano, sono necessarie le sottoscrizioni delle persone di buona volontà. «Quest’anno sono riuscito a portare a Murayi 25.000 euro provenienti da un “bonus idrico”, fornito dall’apposito Ente di Governo dell’Ambito Territoriale n. 6 Alessandrino (EGATO 6), 3.000 euro che erano già nelle casse di “Ascolta l’Africa”, ma soprattutto, 16.000 euro ottenuti dalla sottoscrizione di cittadini novesi».

Chi volesse può ancora contribuire tramite assegno bancario intestato all’associazione “Ascolta l’Africa Onlus” o tramite bonifico bancario scrivendo nella causale “Donazione per progetti Ascolta l’Africa” (Iban: IT71M03069096061- 00000112641).

È possibile anche devolvere un contributo in contanti, contattando Stefano (tel. 335 5461997) o l’Ufficio Unico parrocchiale, in via Libarna 2, a Novi (tel. 0143 2526).

«Sono tornato in Italia con un po’ di tristezza, di malinconia e di e-mozione, – ha concluso Stefano – ma sereno, perché soddisfatto del lavoro svolto in questi anni dalle persone che ho lasciato, con le quali si è ormai da tempo stabilito un rapporto di collaborazione, di amicizia e di fiducia reciproca.

Posso tranquillamente affermare che in quei luoghi il bene si tocca con mano!».

Vittorio Daghino

Data: 10/09/2021



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