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Notizie - Messale Romano: che cosa cambia?
Messale Romano: che cosa cambia?

Dal 29 novembre, prima domenica di Avvento, sarà obbligatorio l’uso della nuova edizione che presenta anche alcune variazioni di parti riservate all’assemblea.

TORTONA - Con decreto datato 19 maggio 2019, il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha promulgato la terza edizione in lingua italiana del Messale Romano, che per la diocesi di Tortona diverrà obbligatoria, secondo quanto stabilito dalla Conferenza Episcopale Ligure, la I domenica di Avvento, il 29 novembre 2020.

1/messale-romano.jpgL’importanza di questo avvenimento non è data soltanto dalle variazioni testuali che il Messale contiene, ma dal fatto che la Chiesa trasmette alla comunità dei fedeli lo strumento autorevole che dà forma alla vita eucaristica, in obbedienza al mandato del Signore, quello cioè di perpetuare, in sua memoria, l’offerta del suo corpo e del suo sangue, fino al suo ritorno.

Scrivono i vescovi italiani: «Il libro del Messale, infatti, non è solo uno strumento per la celebrazione, ma è, prima di tutto, un testimone privilegiato di come la Chiesa abbia obbedito al comandamento – che è pegno, dono e supplica d’amore – di spezzare il pane in memoria del Signore. Le sue pagine custodiscono la ricchezza della tradizione della Chiesa, il suo desiderio di immergersi nel mistero pasquale, di attuarlo nella celebrazione, di tradurlo nella vita» (Dal Messaggio dei Vescovi italiani).

La terza edizione italiana del Messale non va, dunque, intesa come un nuovo testo liturgico, ma come il naturale sviluppo del Messale di Paolo VI, nato dall’applicazione del Concilio Vaticano II, nelle sue varie edizioni tipiche latine del 1970 (italiana 1973), del 1975 (italiana 1983) e del 2002 – ristampa emendata 2008 (italiana 2020).

Non ci sono cambiamenti radicali, tuttavia occorre riconoscere un miglioramento nel recupero di alcune espressioni e nel linguaggio utilizzato, nonché di alcuni arricchimenti nei testi delle preghiere, per colmare alcune mancanze delle edizioni precedenti.

Le varianti più evidenti riguardano alcune parti, riservate all’assemblea.

La prima nel Confesso a Dio, la cui espressione «fratelli» sarà integrata anche da «sorelle». Questa dunque la formula: «Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, […] E supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli e sorelle, […]».

In questa variante emerge la giusta preoccupazione per un linguaggio più inclusivo, in sintonia con una sensibilità oggi diffusa.

Di rilievo la variante introdotta all’inizio dell’antichissimo inno del Gloria dove il tradizionale «e pace in terra agli uomini di buona volontà» viene sostituito con «e pace in terra agli uomini amati dal Signore».

La scelta è dettata da una maggior fedeltà al testo biblico di riferimento (Lc 2,14).

La pace, infatti, è la pienezza dei doni messianici e «gli uomini di buona volontà», sono in realtà gli uomini che Dio ama, che sono cioè oggetto della volontà di salvezza di Dio, che viene a compiersi.

Il testo liturgico per esigenze di cantabilità modifica tuttavia l’espressione della traduzione della Bibbia CEI 2008 in «amati dal Signore».

Nei riti di comunione troviamo la variante più nota, anche perché oggetto di grande risonanza mediatica, non sempre del tutto motivata e pertinente: l’introduzione del Padre nostro secondo il testo a suo tempo approvato per la Bibbia CEI 2008.

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male».

La scelta è giustificata dal fatto che la connotazione della lingua italiana «indurre» esprime una volontà positiva, mentre l’originale greco racchiude piuttosto una sfumatura concessiva («non lasciarci entrare»).

Con la nuova traduzione si esprime nello stesso tempo la richiesta di essere preservati dalla tentazione e di essere soccorsi qualora la tentazione sovvenga, evitando di attribuire a Dio la tentazione in sintonia con Gc 1,13.

Sarà quindi impegno e responsabilità dei singoli pastori fare in modo che ogni comunità, in tutte le sue espressioni, accolga e valorizzi il Messale, quale occasione per ri- scoprire l’Eucarestia come «prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possano attingere il genuino spirito cristiano» (SC 14), nutrendosi a quella prima fonte della spiritualità cristiana che è la liturgia.

Don Claudio Baldi

Direttore Ufficio Liturgico Diocesano

Data: 28/11/2020



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