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Lettera pastorale 2020

Notizie - Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

LE LETTURE

PRIMA LETTURA (Ez 34,11-12.15-17)
Voi siete mio gregge, io giudicherò tra pecora e pecora.

Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.
Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri


SALMO RESPONSORIALE (Sal 22)

Rit: Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare.
Ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

SECONDA LETTURA (1Cor 15,20-26.28)
Consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.
Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte.
E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

VANGELO (Mt 25,31-46)

Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

LA BEATA

1/Madre-Clelia.jpgBeata Clelia Merloni

Il 21 novembre la Chiesa ricorda la Beata Clelia Merloni, religiosa italiana fon- datrice delle Suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù, beatificata a Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano, il 3 novembre del 2018.

Clelia (Cleopatra Maria) nacque a Forlì il 10 marzo 1861 da Teresa Brandinelli e Gioacchino Merloni, un industriale. Orfana di madre a soli tre anni, fu affidata alle cure del padre e della nonna materna. Il padre nel 1866 si trasferì a Sanremo, dove fondò una fiorente industria e fece frequentare a Clelia l’Istituto delle Figlie di Nostra Signora della Purificazione a Savona.
Nel cuore della giovane cominciò a maturare una convinta vocazione religiosa. Il 14 agosto 1892 entrò nella Congregazione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, fondata da don Luigi Guanella.
Alla fine del 1893 si ammalò gravemente di tubercolosi e fece la solenne promessa che, se fosse sopravvissuta alla malattia, avrebbe fondato un’opera per onorare il Sacro Cuore di Gesù. Dopo una settimana, era completamente guarita.

Nel 1894, assieme a due compagne si recò a Viareggio, una città che vide in sogno e dove fondò la congregazione delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, dedite all’assistenza ai fanciulli, ai bisognosi e ai migranti.
Il 30 maggio 1894 Padre Serafino Bigongiari, frate minore, inaugurò il nuovo istituto con le tre prime Apostole, impegnate a sostenere la missione di far conoscere a tutti il Sacro Cuore di Gesù. Finita in miseria a causa dell’amministratore dei beni ereditati dal padre e chiusa la casa di Viareggio, arrivò ad Alessandria nel 1899 con alcune Apostole, in una casa presa in affitto.
In questi anni si impegnò a formare le sedici suore rimaste alla preghiera, al servizio dei poveri e allo studio del catechismo.
Nel 1900, Mons. Giovanni Battista Scalabrini le offrì la possibilità di andare nella sua città a Piacenza e il 10 giugno dello stesso anno approvò le Costituzioni della congregazione.
A causa di numerosi contrasti e di calunnie, madre Clelia, però, tornò ad Alessandria nel marzo 1904 e vi rimase fino al 24 giugno 1916.

Scrisse la “Regola”, le Costituzioni e il libro delle preghiere.

Madre Clelia era solita dire: «Portate in tutto il mondo un raggio della tenerezza del cuore di Gesù». Nel 1916 chiese la dispensa dei voti e si allontanò dalle sue Figlie.
Iniziarono per lei gli anni duri dell’esilio e un vero e proprio esodo. Ormai anziana e malata, ottenne di essere riaccolta nell’istituto da lei fondato.
Morì il 21 novembre 1930 nella Casa generalizia a Roma, dove sono conservati i suoi resti mortali.

Daniela Catalano

Data: 23/11/2020



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