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Notizie - “Quella Missione giovani che mi ha cambiato”

A pochi giorni dalla fine dell’esperienza vogherese abbiamo intervistato Lorenzo e Riccardo, due ragazzi coinvolti 

1/lorenzo e riccardo.jpgVOGHERA - A una settimana di distanza dalla fine della “Missione giovani” che si è svolta a Voghera dal 13 al 20 ottobre, abbiamo incontrato due giovani “missionari” vogheresi che l’hanno vissuta come protagonisti.

Lorenzo, 20 anni, studente di ingegneria meccanica e Riccardo, 20 anni, pronto a iniziare un corso di cucina e turismo a Varzi.

Per loro che, fin da piccoli, fanno parte dell’Oratorio interparrocchiale “San Giovanni Bosco” e del gruppo di animatori seguiti da don Enrico Bernuzzi, la missione è stata un tempo di grazia per la gente e per gli stessi missionari, chiamati a proseguire il mandato che Gesù affidò ai discepoli di portare per le strade la “Buona Notizia”, il Vangelo che salva.
Per dieci giorni, insieme a un gruppo comprendente frati e suore francescane e laici, sono andati incontro a tutti i giovani e giovanissimi, invitandoli ad ascoltare una Parola diversa, portata con lo stile semplice e gioioso di san Francesco.

La “Missione giovani” vogherese è stata organizzata da don Enrico Bernuzzi, da don Loris Giacomelli e da don Cristiano Orezzi della Pastorale Giovanile per dare nuovo slancio alla realtà parrocchiale vogherese, cercando di formare “degli educatori pronti ad annunciare il Vangelo nella quotidianità e in una città che presenta diverse problematiche e che ha carenza di sacerdoti”.

A Lorenzo e a Riccardo abbiamo chiesto di raccontarci la loro esperienza. 

Lorenzo, cosa è stata la missione per te e come l’hai vissuta?

La “Missione giovani” è stata un’esperienza inaspettata ed è stata preparata attraverso un cammino.

Un giorno, nella primavera di un anno fa, don Enrico ci ha detto che a ottobre del 2019 ci sarebbe stata la “Missione giovani” a Voghera.

È stato un cammino molto lungo.

E quello che è stato inaspettato è stato l’approccio tra loro e noi. Du.rante il cammino di preparazione alcuni “missionari” sono venuti a trovarci e ci hanno incontrato e abbiamo parlato non tanto dello svolgimento della missione – perché questa è stata una sorpresa dal punto di vista pratico – ma c’è stata più una formazione spirituale su cosa vuol dire essere missionari.

Loro si sono avvicinati a noi aiutandoci a capire se noi ce la sentissimo di affrontare questa impresa.

Durante i dieci giorni è stato tutto molto intenso, soprattutto le catechesi serali perché sono state un ottimo modo per ascoltare testimonianze anche di qualcuno venuto da molto lontano e con un bagaglio molto diverso dal nostro.

C’erano persone da tutta Italia e non solo frati e suore.

Alcuni di loro erano ragazzi che ad Assisi hanno intrapreso un percorso di formazione, come nel caso di una giovane che stava facendo discernimento professionale, mentre altri hanno iniziato un percorso per capire il ruolo di Dio nella loro vita e si sono trovati a fare i missionari.

 Tu come hai capito che volevi essere missionario?

L’ho capito durante l’ultimo incontro con padre Michele a Voghera: la missione ti fa rivivere sensazioni che hai già provato e che, anche inconsciamente, possono averti cambiato e possono ritornare ed essere la scintilla per iniziare. 

Per te, Riccardo, è stata la stessa cosa?

Io e Lorenzo abbiamo fatto un percorso simile. Sinceramente sono stato subito entusiasta dell’iniziativa perché ero curioso di vedere cosa sarebbe accaduto. Sono andato agli incontri di preparazione e ho iniziato a capire che poteva essere qualcosa di veramente bello.

Lo scorso anno, durante la fiera della Sensia, abbiamo fatto una specie di “premissione”: i frati che erano venuti a Voghera hanno diviso coloro che si stavano preparando in tre gruppi.
Alcuni andavano per le strade a distribuire volantini e ad annunciare la missione, alcuni facevano animazione sul sagrato della chiesa e altri all’interno seguivano un momento di preghiera. Io ero tra quelli che doveva andare in giro per le strade.
Se all’inizio avevo un po’ vergogna, poi mi sono lasciato andare e ho capito proprio in quel momento che la missione sarebbe stata veramente bella, perché andare tra la gente non per farsi coinvolgere dalla fiera, ma per portare un messaggio, mi è piaciuto molto. Quando è iniziata, ho capito veramente che era qualcosa di importante e durante le catechesi ho ascoltato parole che mi hanno veramente colpito e che sono state davvero utili a muovere qualcosa dentro di me. 

Riccardo, come si svolgevano le giornate e le catechesi durante la missione?

La giornata si apriva con un momento di preghiera e la messa nella chiesa di San Sebastiano, poi si ritornava in oratorio per ricevere le indicazioni su cosa fare.

Si andava in giro a cercare i ragazzi per parlare con loro. Siamo andati anche nelle scuole e io ho avuto il piacere di andare al Santachiara e dalle Benedettine.

I frati portavano la testimonianza della vita di S. Francesco e poi il laico che li accompagnava la sua testimonianza. Da martedì abbiamo iniziato a fare le “giullarate”, che significava andare fuori dalle scuole nell’orario di uscita e metterci a ballare davanti a tutti.

A parte l’imbarazzo dei ragazzi a vedere dei frati e delle suore che ballavano, è stato molto curioso, perché si trattava di una cosa mai vista e in alcuni suscitava interesse. Noi poi invitavamo i giovani a venire alle serate al teatro San Rocco e all’adorazione a San Sebastiano.
I missionari sono andati anche nelle discoteche. Le catechesi serali si aprivano con due balli e un canto per rompere il ghiaccio e per vivere un momento di gioia. Un padre francescano teneva la catechesi incentrata sulla parola di Dio e si leggeva un passo del Vangelo.
Se ne parlava insieme cercando di capire che questa Parola riguardava tutti ed era viva. Al termine c’era il momento della testimonianza, durante la quale un laico raccontava la sua storia. Persone della nostra età ci parlavano della loro vita e anche se arrivavano da realtà molto diverse, avevano in comune con noi emozioni e speranze. 

Secondo te i giovani vogheresi che impressione hanno avuto?
Come hanno reagito?

Mentre andavamo in giro, alcuni non hanno voluto avere a che fare con noi e ci evitavano, ma la maggior parte si fermava incuriosita e poi si riusciva a dialogare. E alla sera erano diversi i giovani che hanno accettato il nostro invito.

Sono nate amicizie nuove con gli altri missionari e con i ragazzi incontrati. 

La missione come prosegue a Voghera?

Il cammino continua con una serie di incontri che sono iniziati per gli under 18 venerdì 25 ottobre, alle ore 21, nell’oratorio San Giovanni Bosco e per gli over 18 domenica 27 ottobre, sempre alle ore 21, nella parrocchia di San Pietro.

Gli appuntamenti si svolgono una volta ogni quindici giorni fino a marzo e sono delle vere e proprie catechesi e avranno come tema le guarigioni di Gesù nel Vangelo di Marco.

A tenerle saranno don Cristiano Orezzi, don Enrico Bernuzzi e don Loris Giacomelli.

Daniela Catalano

Data: 04/11/2019



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