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Notizie - La prima catechesi di Avvento del Vescovo Vittorio Viola in duomo a Voghera

“L’Anno Liturgico ci offre la possibilità di fare esperienza di lui”

VOGHERA - “Cielo nuovo è la tua parola, nuova terra la tua carità; agnello immolato e vittorioso, Cristo Gesù, Signore che rinnovi l’universo!”.
L’inno del Convegno Ecclesiale del 1995 ha introdotto la prima delle due catechesi che, durante questo periodo di Avvento, il vescovo Vittorio intende rivolgere alla comunità diocesana.
Nel duomo della città di Voghera, presso la quale si sta svolgendo in questo periodo la visita pastorale, Sua Eccellenza ha iniziato la dissertazione citando un brano di Adrienne Von Speyr, mistica svizzera che fu legata da una lunga collaborazione con il teologo Hans Urs von Balthasar: “Signore, nostro Dio, fa’ che i tuoi figli perseverino nell’amore per te.
Tu sai bene come siamo: commossi dalla tua bontà quando ci giunge inattesa, colpiti dalla tua severità quando si rivela esigente. Nelle esperienze felici o difficili pensiamo a te perché vediamo ciò che viene da te; ma la monotonia del quotidiano ci rende tiepidi, ti dimentichiamo, ti teniamo lontano dai nostri pensieri e dalle nostre azioni; è come se ti considerassimo necessario solo nei giorni eccezionali, come se volessimo disporre di te per le nostre esigenze.
Ti preghiamo di mutare questa situazione e di convertirci, finché siamo in tempo. Disponi di noi”.

La catechesi ha riguardato l’Anno Liturgico, a pochi giorni dall’inizio del nuovo corso con il Tempo di Avvento. Il Vescovo ha voluto rimarcare questo momento di passaggio.

“Dobbiamo ricordarci ancora una volta che cos’è l’Anno Liturgico, perché rischiamo di non coglierne il senso. Non è una sequenza di date ordinate e di celebrazioni: per noi è la persona di Gesù”.

“Nell’oggi – ha proseguito Padre Vittorio – ci vien dato di poterlo incontrare nella celebrazione dei suoi misteri, i fatti nei quali si è rivelato quel disegno di salvezza tenuto nascosto e poi, finalmente, rivelato nella pienezza dei tempi. L’Anno Liturgico, cioè la celebrazione dei misteri di Gesù dentro lo scorrere del tempo, è per noi la possibilità di fare esperienza di lui.
A noi non servirebbe a nulla, o forse solo a una partecipazione emotiva, il ricordare i fatti della vita di Gesù. Noi li rendiamo presenti, non siamo mai spettatori: a noi viene dato di essere partecipi di quei passi. Vivere l’anno liturgico vuol dire conoscere la sua persona, incontrarlo.
Essere raggiunti dai suoi gesti di salvezza, che sono i sacramenti. La domanda che dovremmo farci è questa: che cosa ho conosciuto di lui in questo anno liturgico? Che cosa ho vissuto di lui, della sua Pasqua?”.

Nel pensiero del Vescovo questa domanda non deve rispondere all’esigenza di fare un bilancio, ma è utile per verificare la nostra esperienza di lui e riaccenderne il desiderio, “perché non ci prenda quella monotonia dalla quale abbiamo chiesto di essere liberati nella preghiera con la quale, questa sera, abbiamo iniziato”.

Espropriarci da noi stessi è infatti quanto ci viene chiesto, ed è in controtendenza rispetto alla preoccupazione, propria dell’uomo moderno, di possedersi, di essere al centro di se stesso.

Padre Vittorio ha poi proseguito: “Mentre concludiamo l’Anno Liturgico, riprendiamo anche il cammino verso il fatto decisivo che noi attendiamo: il ritorno del Signore.
Questo è un pensiero che noi rischiamo di dimenticare, nonostante la liturgia continui a ricordarcelo.
La fine dell’Anno Liturgico, e l’inizio con il tempo santo dell’Avvento, sono uno scossone alla nostra monotonia, alla nostra apatia, alla nostra dimenticanza di lui. Per tenere desta in noi un’attesa che ci inchioda nel presente”.
Il Signore tornerà, infatti, nel momento meno atteso, senza preavviso, e occorre pertanto essere pronti, in qualunque momento.

Pier Luigi Feltri

Data: 06/12/2017



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