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Notizie - Visita pastorale nel Vicariato vogherese

“Vengo in mezzo a voi per gioire dell’amore di Dio”

1/VPVoghera.jpgVOGHERA - Sabato 7 ottobre, alle ore 18, le uniche campane che suonavano a festa erano quelle del Duomo.
Tutte le comunità parrocchiali della città e non solo, infatti, sono state convocate nella chiesa principale per accogliere il pastore diocesano venuto in visita pastorale nel Vicariato vogherese che comprende oltre alle realtà cittadine, anche i paesi di Retorbido, Codevilla, Torrazza Coste e la frazione San Gaudenzio di Cervesina.
“Benedetto Colui che viene nel nome del Signore”: con questa invocazione il vicario foraneo don Gianni Captini ha accolto sulla porta del Duomo il Mons. Vittorio Viola.

Le parole del Salmo 117 esprimono lo spirito di benevolenza e di fraternità con cui il Vicariato accoglie il Vescovo giunto ad annunciare la gioia del Risorto. Terminato il rito d’accoglienza è iniziata la solenne funzione concelebrata da tutti i presbiteri del vicariato, con la partecipazione dei diaconi e dei religiosi.
Insieme ai fedeli che gremivano le navate c’era il sindaco della città Carlo Barbieri con la giunta, le autorità civili e militari del Vicariato, le associazioni di volontariato (Croce Rossa e Oftal) e le religiose.
Dopo la proclamazione del brano evangelico della parabola del padrone della vigna e dei vignaioli malvagi il Vescovo ha proposto alcune considerazioni ispirate dalla Parola del Signore.

Nella scrittura, ha spiegato, la vigna è immagine del popolo di Dio come dimostra il passo di Isaia letto nella prima lettura.
Gesù è il figlio della parabola che è stato mandato a questo popolo che non ha saputo riconoscere di essere stato visitato e al quale viene tolto il regno per darlo a un nuovo popolo.
“Noi – ha affermato Viola – siamo il nuovo popolo dell’alleanza, la Chiesa, a noi è dato il regno. A noi, che è stata data la grazia di riconoscerlo, è stata data la responsabilità di custodire questa vigna”.
A noi, infatti, è stato dato il figlio. “Il figlio è venuto a cercarci là dove ci eravamo cacciati e noi lo abbiamo appeso a una croce.
La croce che poteva essere per noi il giudizio di condanna – ha aggiunto – diventa invece l’opera della nostra salvezza, la nostra redenzione perché l’amore di Dio è talmente grande ed è talmente desideroso di stabilire con noi quella comunione che è il disegno originario, che il suo fuoco di amore consuma tutto il nostro peccato”
Noi, allora, siamo un popolo nuovo capace di dare il frutto che Dio attende.

“Dio attende – ha proseguito Viola – che noi che abbiamo accolto la sua persona possiamo dare il frutto dell’amore a partire dalle nostre comunità, forma visibile, concreta della comunione che ci unisce.

Attende il frutto di quella carità solidale, fraterna, di quel vincolo profondo del sentirsi una cosa sola.
Attende i frutti di un’umanità trasformata, fatta nuova, e che fa nuove tutte le cose, tutte le nostre città, tutti i nostri paesi, tutte le nostre relazioni, tutti i luoghi dove noi viviamo”.

Il motivo profondo della visita pastorale è spiegato così dal pastore: “Io vengo in mezzo a voi anzitutto per gioire con voi di questo amore che ci è stato dato.

Non vengo per fare bilanci, valutazioni, verifiche.
Vengo semplicemente per trovare consolazione insieme a voi della presenza del Signore vivo, risorto in mezzo a noi, per ascoltare insieme la sua parola, per spezzare il pane e nutrirci di quel pane che è il suo corpo.
Per incontrarvi là dove spendiamo i giorni della nostra vita, in ogni ambiente, in ogni luogo, per poter dire per voi, insieme a voi, la parola nuova del vangelo che non ha perso la sua potenza”.

E al popolo di Dio cosa è chiesto?
È chiesto di “annunciare con la parola e la vita la potenza di salvezza del vangelo, questa misura estrema del suo amore e di impegnarci a fare in modo che l’amore che è stato riversato con questa abbondanza dentro i nostri cuori possa portare frutto”.
Per fare questo però bisogna “rivedere le nostre comunità nell’ascolto della parola, nel verificarne l’efficacia di annuncio.

Bisogna riscoprire la gioia di annunciare il vangelo, di dirlo, di dire che Lui è vivo, in mezzo a noi e che quell’amore che lui è venuto a portare in mezzo a noi ha una forza e un’efficacia che non ha perso efficacia”.

Il Vescovo in conclusione ha chiesto al Signore “la grazia di poter vivere questi giorni così, anzitutto nella gioia, nel gioire insieme, per la misura estrema dell’amore di Dio per noi e di essere docili a ciò che lo Spirito Santo suggerisce alle nostre comunità, affinché possa trasformarle e il mondo sappia vedere nella testimonianza della Chiesa che Gesù Cristo è vivo”.

Al termine della Messa, dopo la solenne benedizione, l’assemblea ha lasciato il Duomo pronta a vivere la visita come un’esperienza di comunione e condivisione.

Già domenica sono iniziati gli incontri del Vescovo con le comunità del vicariato.

Le prime ad accoglierlo sono state quelle di Codevilla, Retorbido, Mondondone e Murisasco rette da don Michele Chiapuzzi.

Daniela Catalano

Data: 11/10/2017



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