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Notizie - La rinascita della Diocesi dopo la tempesta napoleonica

Quest’anno si ricorda il bicentenario della riorganizzazione diocesana piemontese avvenuta nel 1817

Duecento anni fa, il 17 luglio 1817, Pio VII emanava la bolla “Beati Petri” con cui rimetteva ordine nelle diocesi del Piemonte che, forzatamente, aveva dovuto strutturare secondo le indicazioni napoleoniche il 1 giugno 1803.
Tortona ritornava ad essere sede vescovile a tutti gli effetti ed era oggetto della più imponente revisione di confini che mai ebbe nella sua storia millenaria.

Nella stessa bolla il Pontefice sottolinea come questo nuovo assetto territoriale delle diocesi piemontesi è implorato “vehementer” dal Re di Sardegna Vittorio Emanuele I per la “sua religione e pietà”.
Non si tratterà tuttavia di un ritorno alla situazione precedente l’occupazione militare francese, ma di un vero e proprio riassetto delle diocesi sabaude, dove l’intelligenza pastorale a volte dovrà anche cedere alla ragion di stato. 

La premessa

Lo scontro tra forze rivoluzionarie che, partendo dalla Francia, nel 1796 avevano travolto la parte continentale del Regno di Sardegna, la Repubblica di Genova e sconfitto pesantemente l’Austria in Lombardia, aveva distrutto le istituzioni tradizionali della monarchia e attaccato in maniera inaudita la vita religiosa.

Deportando il papa Pio VI a morire in Francia e pretendendo poi di piegare il papa Pio VII, riducendolo a ostaggio per cinque anni, la rivoluzione giacobina e l’affermazione prepotente dell’astro napoleonico gettarono due generazione di fedeli nello sconcerto e nella paura.

Non riuscendo a “estirpare” la religione dal cuore dei suoi sudditi come la prima fase rivoluzionaria aveva preteso di fare, Napoleone tentò di asservire la Chiesa alle sue ambizioni.

In questa prospettiva si pone anche la revisione delle Diocesi imposta a Pio VII nel 1803.
In Piemonte vengono soppresse nove diocesi tra cui Tortona, prima aggregata ad Alessandria e poi, dal 1805, a Casale Monferrato, il cui territorio finisce per coincidere con il distretto civile del dipartimento di Marengo; il Piemonte e la Liguria infatti vengono annesse come territorio metropolitano all’impero francese.

Vescovo di Casale è nominato il francese Giovanni Crisostomo Villaret fino ad allora vescovo di Amiens, molto vicino a Napoleone e da lui contestualmente nominato commissario per gli affari ecclesiastici del Piemonte.
Va detto che di fatto le ex diocesi accorpate continuano a vivere come prima, governate da vicari generali nel disinteresse del Villaret che ha l’unica attenzione di compiacere l’imperatore; la Chiesa tortonese si raccoglie allora attorno alla figura di Mons. Carlo Francesco Carnevale, già Vicario dell’ultimo vescovo Pio Bonifacio Fassati.

 La ricostituzione della Diocesi

La Bolla di Pio VII riporta la sede vescovile tortonese alla sua piena autonomia, ricostituendo la diocesi soppressa.
Dal 17 luglio la ricostituzione diventa effettiva il 20 novembre quando la Bolla è proclamata in cattedrale in una solenne celebrazione.
Subdelegato apostolico alla ricostituzione della diocesi fu l’arcidiacono della cattedrale di Alessandria canonico Ambrogio Bolla, elemosiniere del Re di Sardegna.

Questi il 18 novembre aveva presentato la bolla di ricostituzione ai canonici della cattedrale, e il 20 l’aveva proclamata dal pulpito alla presenza delle autorità cittadine  e della popolazione, elencando le parrocchie unite alla cattedra di San Marziano, annunciando la nomina di Mons. Carlo Francesco Carnevale a Vicario Apostolico della diocesi.
Il territorio diocesano mutò radicalmente rispetto al 1803, con uno spostamento della diocesi verso est di circa 30 km e un ampliamento di superficie di circa un terzo.
Alcune parrocchie invece vennero perdute ad ovest a favore delle diocesi di Acqui e di Alessandria; altre sull’appennino ligure furono cedute a Bobbio.

Nello specifico Tortona perdette 22 parrocchie e alcune frazioni; a favore di Acqui: Rossiglione, Belforte, Casareggio, Lerma, Mornese e Tagliolo; a favore di Alessandria: Bosco e Frugarolo; a favore di Bobbio: Ottone, Rovegno, Allegrezze, Alpepiana, Cabamme, Canale, Cariseto, Casanova, Cerignale, Fontanigorda, Orezzoli, Priosa, Rezoaglio e Zerba.

A favore di Vigevano, il cui territorio viene ampliato a tutta la Lomellina e al Siccomario, Tortona cedette la località di Balossa Bigli, fino ad allora appartenente alla parrocchia di Gerola.

In questa cessione, amara fu la perdita di Bosco, paese natale di San Pio V che si ritenne profondamente tortonese e che ora, sempre più spesso, una memoria travisata tende a indicare come “alessandrino”.

Vennero invece acquisite 68 nuove parrocchie, in prevalenza nell’Oltrepò Pavese, staccate dalle diocesi di Pavia e di Piacenza, le cui sedi vescovili venivano a trovarsi “all’estero” rispetto a queste borgate.
Pavia era infatti austriaca e Piacenza parte integrante del Ducato di Parma, stati esteri rispetto all’Oltrepò, che con il Congresso di Vienna ritornava ad essere parte del Regno di Sardegna sotto la dinastia dei Savoia, a cui era stato annesso nel 1748 al termine della guerra di successione austriaca.
Tortona ottenne così da Pavia le due Pievi di Baselica Steffanora e di Castelletto al Po: la prima con le parrocchie di Arena Po, San Cipriano, Portalbera, Stradella, Parpanese, Luzzano, Bosnasco e Rovescala, la seconda con le parrocchie di Pancarana, Bastida, Mezzana Rabattone (allora di qua da Po), Cusana (in seguito cancellata dal Po) Verrua e Mezzanino, Staghiglione e Torre del Monte; sempre da Pavia venne aggregata la Parrocchia di Santa Maria e San Siro in Sale.

Un totale di 19 parrocchie.

Dalla diocesi di Piacenza ricevette invece la parte più consistente delle parrocchie aggregate, ben 43: la Collegiata di Broni, Argine, Barbianello, Calcababbio (l’attuale Lungavilla), Calvignano, Canevino, Canneto, Casatisma, Castagnara, Castana, Casteggio, Cigognola, Corvino, Donelasco, Fortunago, Genestrello, Golferenzo, Lirio, Mairano, Mondonico, Montalto, Sannazzaro di Montarco, Montecalvo, Montebello, Montù Beccaria, Mormorola, Mornico, Oliva, Pinerolo, Porana, Rea, Redavalle, Robecco, Rocca de’ Giorgi, San Damiano, Santa Giuletta, Soriasco, Stefanago, Torricella, Verretto, Villa Illibardi, Volpara e Zenevredo.

Sempre in Oltrepò dalla non più ricostituita abbazia territoriale di San Salvatore di Pavia furono annesse Bastida de’ Dossi e Corana con la succursale di Cascinotto Mensa sulla sponda lomellina del Po.

In Valle Staffora divennero tortonesi a scapito della diocesi di Bobbio: Oramala, Valdinizza e Zavattarello.
Dalla diocesi di Genova venne infine annessa la parrocchia di Sant’Antonio in Castelletto d’Orba. 

Curiosità

Chi volesse leggersi il testo integrale della Bolla “Beati Petri” lo può trovare su “Bullarii Romani continuatio, XIV, Roma 1849 pp, 344-358”.
Nella stessa Bolla viene istituita la nuova diocesi di Cuneo, forse un omaggio alla commossa devozione dei cuneesi durante il suo passaggio da prigioniero nel 1809.
Ugualmente tra le righe si può leggere un’attenzione di predilezione del Papa verso quelle diocesi e quelle popolazioni che furono “resistenti” alla follia napoleonica e fedeli alla Sede di Pietro, come Alba ampliata a svantaggio di Asti e come la nostra Tortona, che tanto ebbe a soffrire nel ventennio napoleonico e accolse sia Pio VI che Pio VII con filiale devozione, nonostante gli ordini francesi andassero in tutt’altra direzione.

La Chiesa tortonese fu anche beneficiata da Pio VII con l’elezione alla ricostituita cattedra di San Marziano del tortonese Carlo Francesco Carnevale, già Vicario Capitolare e Generale durante i burrascosi anni napoleonici.
Fece il suo ingresso nella martoriata diocesi ricostituita il 6 marzo 1819.

Fu l’ultimo tortonese ad essere nominato vescovo della sua città.

Con il passaggio di Portalbera alla diocesi di Tortona, i vescovi di Pavia perdettero la loro sede di villeggiatura, come pure furono privati della secolare contea di Stradella, loro signoria temporale fino a Napoleone non più ricostituita.

Don Maurizio Ceriani

Data: 06/09/2017



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