Venerdì, 29 Marzo 2024
Diocesi di Tortona
Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Guido Marini
Vescovo

III DOMENICA DI QUARESIMA: La riflessione del Vescovo

PRIMA LETTURA (Es 17,3-7)
Dacci acqua da bere.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 94)

Rit: Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

SECONDA LETTURA (Rm 5,1-2.5-8)
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

VANGELO (Gv 4,5-42 (forma breve: Gv 4,5-15.19-26.)

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

IL SANTO

S. Nicola Owen martire inglese

1/san-nicolas-owen1.jpgIl 22 marzo la Chiesa fa memoria di San Nicola Owen che appartiene al gruppo di quaranta martiri d’Inghilterra e del Galles.
Conosciuto anche con i nomi di Andrea e Draper, era nato ad Oxfordshire verso il 1550 ed era uno dei quattro figli di Walter Owen, un carpentiere di Oxford, che gli trasmise una straordinaria abilità manuale.
Uno dei fratelli fu editore di libri cattolici e gli altri due sacerdoti gesuiti.
Nicola lavorò a stretto contatto con i gesuiti per parecchi anni prima di entrare nel 1597 egli stesso nella congregazione quale converso.

Era un uomo piccolo, soprannominato affettuosamente “Giovannino” o “Michelino”.
Dopo che un cavallo da soma gli cadde addosso, rompendogli una gamba, rimase zoppo.
Nonostante la sua statura non molto alta, doveva essere molto robusto tenuto conto del lavoro di carpentiere che fece per molti anni.
Il suo nome compare per la prima volta in relazione a Sant’Edmondo Campion, di cui pare sia stato il servitore e di cui prese le difese quando venne accusato di tradimento.

Proprio come conseguenza di questo gesto venne arrestato nel 1581.
In prigione le condizioni erano così dure che quando un suo compagno di cella morì, il corpo non venne rimosso.
Dopo la scarcerazione dal 1586 al 1606 fu al servizio di Enrico Granet, padre provinciale gesuita e viaggiò molto con lui, venendo ospitato nelle case dei cattolici e costruendo rifugi per i preti missionari ricercati.
In quegli anni organizzò la costruzione di rifugi geniali i cui punti di ingresso erano così ben nascosti da non venire scoperti nemmeno dopo varie ricerche. Prima di iniziare la costruzione di un nuovo luogo segreto Nicola si comunicava e durante il lavoro pregava incessantemente.

Fingeva di farsi assumere per fare riparazioni in altre parti della casa durante il giorno e durante la notte lavorava ai nascondigli.

Nel 1594 andò con padre Gerard a Londra per aiutarlo nell’acquisto di una casa.

L’affare era stato completato, ma prima di partire si fermarono in un appartamento e vennero denunciati da un servo fidato della famiglia Wiseman di Braddocks nell’Essex.
Giovanni Frank aveva già tentato di tradire Gerard a Braddocks, ma non vi era riuscito proprio grazie a uno dei rifugi di Nicola.

Quella volta seguì il prete fino alla casa di Londra e finse di essere un portalettere con un messaggio urgente per avere conferma del luogo esatto e poi chiamò le autorità.
Gerard e Nicola vennero arrestati e poi incarcerati separatamente.
Nicola e un compagno furono torturati insieme “per tre ore, con le braccia legate ad anelli di ferro e i corpi sospesi in aria”.
Non riuscendo a ottenere alcuna informazione, lasciarono libero Owen dietro pagamento di una somma di denaro.
Dalla fine del 1605, con la Congiura delle polveri, si accrebbero i sentimenti di opposizione verso i cattolici e il segretario di stato venne a conoscenza del luogo dove Owen e tre confratelli si erano rifugiati.

Nicholas decise di consegnarsi volontariamente per tentare di salvare invano la vita ai sacerdoti.
Owen fu portato a Londra e torturato senza pietà per sei giorni mentre ripeteva le parole “Gesù” e “Maria”.
Morì dopo una terribile agonia il 22 marzo 1606.
Fu beatificato nel 1929 e canonizzato da Paolo VI nel 1970.

Daniela Catalano

Data: 16/03/2017



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